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Concorto Festival 2016

 

Rassegna di video d’artista a cura di Marta Cereda in collaborazione con Arianna Beretta

Cinque opere che analizzano il rapporto con lo spazio privato e la dimensione domestica: la casa viene trasferita sullo schermo e diventa da un lato il contesto di una narrazione, dall’altro la narrazione stessa nei lavori di Elisabetta Falanga, Fatima Bianchi, Maria Domenica Rapicavoli, Lucia Veronesi e Alessandro Quaranta. Circoloquadro nasce nell’ottobre del 2010 per il desiderio di mettere a disposizione di artisti, curiosi e amanti del contemporaneo una realtà fisica da vivere e da “usare”.

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Maria Domenica Rapicavoli, My ideal house, 2007, video DV PAL, colore, suono, 4:3, 2’20”

Nella casa ideale gli oggetti e i mobili si prestano a ogni confort della vita quotidiana: la seduta, adatta alla lettura, alla pedicure e persino a un sonno sereno. Il sofà per leggere le e-mail e lo sgabello per la ginnastica. La cucina, elegante e robusta; il bagno, confortevole e caldo, pronto all’uso in ogni momento di relax. Ogni dettaglio è stato scelto con cura nella casa ideale, sembra quasi di trovarsi dentro a un negozio…

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Lucia Veronesi, L’inabitabile, 2012, HDV, colore, suono, 16:9, 11’16’’, musica di Roberto Di Fresco

Sequenze di breve durata: alcune all’interno di set costruiti con carta e cartone, altre partendo da immagini bidimensionali trasformate poi con il collage e la pittura, altre ancora in stop motion muovendo sagome e ritagli su fondi diversi. Tutte descrivono una situazione, un’atmosfera, un passaggio e una trasformazione di uno spazio: a volte questi sono stipati da oggetti fino al limite, altre volte si svuotano, a volte si trasformano attraverso strani e surreali movimenti, tutto però è raccontato attraverso gli oggetti, c’è solo una vaga percezione di una possibile presenza umana che soccombe al potere e all’autonomia degli oggetti e dello spazio. Non c’è una volontà di sequenza narrativa nel montaggio finale ma le diverse situazioni si legano l’una alle altre attraverso a una perenne sensazione di mistero e curiosità verso quel che accadrà nell’inquadratura successiva.

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Elisabetta Falanga, La dolce casa, 2015, video HD, colore, suono, 16:9, 18’
C’è una figlia alle prese con il senso di colpa e la memoria di un paese. Una ragazza che è portavoce di ciò che è stato. C’è un paese natio, che nei suoi ricordi infantili è scisso. I pezzi di sguardo respirano, sanciscono un profondo senso di non appartenenza. C’è l’assenza di un corpo e una casa, svuotata e decadente, dove rientrare dopo più di vent’anni, senza dimenticare di avere sulle spalle tutta la violenza delle parole. Senza dimenticare ciò che era.

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Fatima Bianchi, Tyndall, 2014, video HD, colore, suono, 16:9, 30’

Un faro sui monti di Brunate, sul lago di Como. Il suo fascio di luce ruota incessante nel buio, come in un loop, e fa luce su qualcosa che è rimasto nell’ombra: una casa, lungo il pendio. L’abitazione accoglie e racchiude i componenti di una famiglia, ritratti nella loro quotidianità: c’è chi si esercita al violino, chi fa yoga, chi canta e chi si rasa i capelli, mentre il padre sposta le lancette dei tanti orologi che segnano lo scorrere del tempo tra le mura della villa. Ma il film è anche la testimonianza di un’assenza: quella di Francesco, il primogenito, in carcere per un anno. Nell’arco di questo periodo ciascun familiare intrattiene con lui uno scambio epistolare, in attesa del ricongiungimento. Nature morte, tableaux vivants: i quadri prendono vita sulle pareti, la casa respira e si muove dietro le finestre, oltre gli usci e gli specchi, animata da chi vi abita e oppone all’eterno slabbrarsi del silenzio l’atto d’amore di parole scritte per una voce lontana.

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Alessandro Quaranta, Kames te pijas kafa?, 2003, video SD, DV PAL, colore, suono, 4:3, 10’

La telecamera si muove al livello del suolo, mentre una donna cammina per raggiungere una fonte d’acqua. I gesti necessari alla preparazione del caffè raccontano la cultura dell’ospitalità.



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